Il ponte di pietre e la pelle di immagini

Vincitore del bando I TEATRI DEL SACRO indetto da Federgat

IL PONTE DI PIETRE E LA PELLE D’IMMAGINI

di Daniel Danis

con Laura Nardi e Giorgio Lupano

regia di Amandio Pinheiro

traduzione Gioia Costa

luci Marco Maione

 Lo spettacolo è andato in scena al Teatro San Girolamo di Lucca (Settembre 2011), al Teatro Moderno di Latina (Marzo 2012), al Teatro Tor Bella Monaca (Aprile 2012)

Questa storia si svolge ai giorni nostri, nel cuore dei conflitti che travolgono quasi l’intero pianeta. Due bambini, Mung e Momo, vengono inconsapevolmente venduti dai loro familiari a trafficanti di schiavi, dietro la promessa di salvarli dalle guerre che distruggono i rispettivi paesi.

Nel XX secolo l’uomo ha fabbricato la guerra totale che inghiottisce, divorandole, società intere: donne e bambini inclusi. Davanti a questa morte, distruzione, annichilamento, i genitori non prendono la decisione di abbandonare i loro figli, la subiscono come inevitabile, come un gesto d’amore e speranza depositato nel loro futuro.

Il lavoro duro, le umiliazioni, le lingue diverse non impediranno a questi bambini di sviluppare una fraterna amicizia, di continuare a sognare e inventare un mondo senza guerre.

Mung: porta con sé un telo di cuoio disegnato da sua nonna che serve a inventare storie senza parole; Momo porta con sé il tenace desiderio di trovare il posto ideale per costruire un ponte uguale a quello che la sua famiglia costruisce da generazioni.
Mung indovina le cose tramite i suoi sogni e guida Momo; incontrano altri sopravissuti; imparano a vivere insieme.

Quella del canadese Daniel Danis é una scrittura ricca di archetipi, di luoghi poetici riconoscibili da tutti indipendentemente delle origini culturali; ha un riverbero originale, arcaico, crudo, a volte ingenuo ma sempre poetico.

Ci inspiriamo alla “land art” con elementi essenziali provenienti della natura, trasformati dall’uomo: come se l’uomo fosse vento o marea, capace di trasformare gli incubi nel paesaggio dei sogni.

Un omaggio alla generosità dell’infanzia, alla profondità del richiamo di quell’ esperienza originale che, a volte, fortunatamente, ritorna nella vecchiaia, perché come diceva Stig Dagerman “La vita è un viaggio imprevedibile tra due luoghi che non esistono.”

RASSEGNA STAMPA

Da La Repubblica- Rodolfo di Giammarco:

La sempre più socialmente motivata rassegna “I Teatri del Sacro” ha in serbo oggi al Teatro Tor Bella Monaca Il ponte di pietre e la pelle di immagini di Daniel Danis, una delicata messa in scena dell’ immaginazione di due bambini, Mung e Momo, venduti da genitori inconsapevoli a mercanti di schiavi, pur di salvarli dalla guerra. Tra i due nasce un’ amicizia, un clima di nuova famiglia naturale, tra sogno e realtà. Laura Nardi e Lino Musella sono diretti da Amandio Pinheiro.

 

Da www.saltinaria.it Laura Sales

 

Protagonisti e narratori della storia sono due bambini, Mung e Momo, consegnati dai genitori ai trafficanti di schiavi bambini. Un passaggio dai terrori della guerra, dalla possibile morte che incombe sulla terra d’origine ad un’altra morte, quella che sancisce il passaggio dalla libertà alla schiavitù. Dall’infanzia ad un mondo di violenza.

E’ la storia terribile della loro fuga, della consapevolezza dell’inizio di un periodo buio, della negazione della luce, del gioco in nome di un diritto acquisito solo perché un uomo ha pagato per l’acquisto di un altro uomo, di un bambino come fosse un oggetto.

E’ una storia simbolo, di 100, 1000 altre storie, scritte dietro, dentro alle pagine dei giornali; storie di immigrazione clandestina, di forme di potere ancora esistenti e che ancora vendono e acquistano esseri umani come bestiame.

E’ la visione meravigliosa degli occhi di due bambini, che si alleano, che si innamorano, che si fanno forza e diventano complici e che grazie alla forza dell’immaginazione, dei ricordi, della speranza e della luce degli anni dell’innocenzariescono a trasformare il nero del mondo e della quotidianità a cui sono costretti in una vera e propria fuga in una terra fantastica dove non esistono il bene e il male, la pace e la guerra ma esiste solo la possibilità di vivere con bambini come loro e costruire ponti e raccontare storie (…ma un giorno apparve un fucile…).

Quel mondo tremendo di cui ci si dovrebbe solo vergognare può togliere ai bambini tutto attraverso continue umiliazioni, lavori massacranti, lingue differenti, incomunicabilità, freddo e fame ma non potrà mai vincere sull’amicizia che caratterizza l’infanzia. Quell’amicizia che non si può comprare; quell’amicizia che è un velo invisibile e unico in grado di colorare l’esistenza.

Uno spettacolo di guerra e ingiustizia, amore per i figli, separazione, incomprensione linguistica, solitudine e fantasia, affetto e altruismo, paura e…

Uno spettacolo dolcissimo, emozionante, commovente, dalla semplicità disarmante del gioco infantile che si mescola all’evocazione di immagini ancora troppo vicine nel tempo e troppo lontane per sentire le grida a chi è divenuto sordo o cieco.

Una Laura Nardi meravigliosamente bambina, forte e dolce; matura e sognatrice. Una scenografia fatta di piccoli oggetti del mondo della natura o dell’infanzia: fiori, terra, un baule, tante piccole scarpe bianche, candele, una stoffa che tutto diviene…una scenografia che sembra provenire direttamente dall’onirico, da quell’onirico dove le immagini si sovrappongono e sgretolano una dentro l’altra lasciando nelle parti più profonde di noi dei piccoli semi. Dei semi che mai ci lasceranno.

 

 

 

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