Press-Storie del Buon Dio

Cordelli:StoriedelBuonDio

Dalla Gazzetta di Lucca-http://www.lagazzettadilucca.it/cultura-e-spettacolo/2013/06/nelle-storie-di-rilke-l-essenza-e-la-domanda/

Nelle storie di Rilke, l’essenza è la domanda

giovedì, 13 giugno 2013, 16:18

di davide barsotti

Nel terzo giorno della rassegna I Teatri del Sacro, presso il Complesso di San Micheletto, va in scena lo spettacolo Le storie del buon Dio, tratto da Rainer Maria Rilke per la regia diAmandio Pinheiro. Le varie narrazioni evocate nel titolo hanno una comune morale: interrogarsi e domandare. Un tavolo con due persone, un uomo, una donna e il telefono che suona incessantemente all’interno del fantomatico Ufficio per le Domande Irrisolte: ed è un continuo squillare, un drin drin ripetitivo, perché le domande si generano a causa della natura della mente umana e l’ufficio è destinato a un lavoro interminabile. Le parole, i costumi e gli oggetti di scena danno l’idea di un tempo indefinito, fiabesco, nota che contraddistingue, in effetti, tutto lo spettacolo. I due protagonisti riportano storie che vengono narrate ai grandi (non sono, infatti, i bambini i destinatari delle fiabe di Rilke), per risolvere le domande dei bambini su Dio. I racconti sono tratti dall’omonimo testo del poeta tedesco che si presta a diventare il grande libro delle risposte consultato da Klara (Laura Nardi) e Georg (Danilo Nigrelli). I quesiti non sono mai filosofici o dogmatici: sono semplici domande fatte da bambini che vengono poste all’ufficio tramite il telefono; ma solo gli adulti possono conoscerne le risposte attraverso le storie, in modo da raccontarle e formare una catena che le trasmetta di generazione in generazione. Ogni novella racconta e illustra, in modo originale e sorprendente, certe caratteristiche di Dio: le varie conclusioni di questi racconti contengono il perché di certe qualità o relazioni con la divinità, ma non sono mai convincenti e gli stessi attori rimarcano questo aspetto dicendo “… è finita così?” “… E poi?”.

Il vuoto finale comune a ogni storia  comunica, in accordo con lo spettacolo, che non tutto si conosce o è conoscibile: talvolta, è importate il vuoto, il fare spazio all’ascolto e alla fantasia, quel vuoto che viene riempito grazie all’immaginazione suggestionata dai racconti, a dimostrare che l’ importante è saper porre la questione, interrogare e interrogarsi. È la domanda su Dio, non la risposta, a rendere speciale l’uomo in quanto essere che sempre ha coltivato il dubbio su di sé e sull’idea dell’essere supremo. In conclusione, è importate il confronto di qualsiasi genere, anche se fatto attraverso le domande di un bambino. Ogni storia interessava lo spettatore  sia perché suggestiva per l’immaginazione sia perché gli attori usano oggetti, figure, ogni tipo di stratagemma teatrale, rendendo una narrazione scenica chiara e dinamica.

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