Press-PrimoAmore

Da Renato Palazzi – http://www.myword.it/teatro/reviews/5057

Raccontare, rievocare, far rivivere sulla scena con la sola forza della parola – della recitazione – il primo incontro d’amore di due ragazzi quindicenni alla furiosa scoperta della propria omosessualità è già un’impresa delicata di per sé. E il compito senza dubbio diventa ancora più difficile se ad affrontarlo è un’attrice di sesso femminile, intorno ai trent’anni, dunque all’apparenza lontanissima dalle caratteristiche fisiche e interiori dei personaggi. Ma proprio giocando su queste discordanze, su questi sottili spiazzamenti la bravissima Laura Nardi rende la suaperformance ancora più densa e ricca di ambigue sfaccettature.

Primo amore, il monologo in versi liberi di Letizia Russo, non è solo la storia di un accoppiamento adolescenziale. Nel testo, del 2005, la giovane autrice fa convergere il tema dell’iniziazione con quello del ritorno al passato, del ritorno al paese, sul cui sfondo si stagliano le figure dei genitori morti, genitori di una volta, che non potevano capire. E tratteggia anche l’amara presa di coscienza della fine di un’epoca, il sofferto approdo a una maturità più grigia e rassegnata: una gamma di stati d’animo che la Nardi rende benissimo attraverso una complessa partitura di variazioni ritmiche, di scarti vocali, di movenze vagamente disarticolate.

Da Laura Landolfi sul Riformista del 18 Aprile 2009

“…..non è certo facile per Laura Nardi interpretare una partitura complessa, piena come è di storture e dominata da una lingua fatta di continui scatti, di riamandi, cui si aggiunge la necessità di mascolinizzazione del personaggio, anche se l’attrice sembra cavaesela egregiamente. Un esercizio di stile che però è in grado di emozionare per il riaffiorare doloroso della memoria, questo grazie all’uso peculiare della parola, ma anche alla grande forza espressiva dell’attore in carne e ossa, elemento aggiunto alla secchezza della pagina scritta.

Un esercizio, dicevamo, quello della protagonista dello spettacolo che non resta mai fine a se stesso, perché coinvolge lo spettatore in una sorta di educazione sentimentale-traumatica, che spinge il/la protagonista ad un odio (amore?) per l’iniziatore per colui che gli ha insegnato che  2in quello spazio vuoto tra le mie mani e te  c’erano cose che non sapevo”. Del resto é proprio grazie alla sua “forza rabbiosa” e alla sua “scrittura aspra” che la giovane drammaturga si é aggiudicata il Premio Tondelli, a soli 21 anni, fino a strappare un premio Ubu 2 anni dopo…”

Da Maddalena Peluso – http://www.teatrimilano.it/432-primoamore-teatrodellacontraddizione-lauranardi.htm

Lirismo per voce: Laura Nardi in Primo Amore

“Ti dimenticherò

Pure se non sei morto mi dimenticherò di te

Io ti odio

Per la verità che mi ha hai detto senza saperla

Per quel grasso che ti sei messo addosso come un trattato contro di me su di me

Io ti odio

Eppure dentro sono calmo”

Primo amore – Letizia Russo

Tutto d’un fiato, il viso contratto in una smorfia di mascolinità insolente e sbiascicata, scarna e sensuale come i ragazzi di borgata pasoliniani. Sola in scena, vestiti trasandati e capelli unti. Uniche presenze a cui aggrapparsi o su cui sfogare la rabbia sono una misera seggiola gialla di formica e le luci a neon, quelle che “piacciono perché non vogliono imitare il sole”. E’ assolutamente dirompente la presenza scenica della romana Laura Nardi, capace di dar voce alla stenografia emotiva di un pensiero in “Primo amore”, monologo poetico dal verso libero della giovane eppure già conosciuta e apprezzata – ha pubblicato le sue opere con la UbuLibri – Letizia Russo, in scena al Teatro della Contraddizione fino al 21 febbraio 2010.

“Questo testo – spiega l’autrice – è il primo monologo che scrivo. È il racconto di un piccolo nóstos, un ritorno a casa dopo molti anni. C’è un uomo che una volta era stato un ragazzo e che dopo molti anni ritrova in un caffè un altro uomo che una volta era stato un ragazzo e che aveva fugacemente amato con tutta la vita dei quindici anni”.

Una storia piccola, intima, umanamente privata ma che cresce come un fiume in piena, sotto il flusso dei ricordi e dei rancori, per arrivare a travolgere e sommergere tutto e tutti, con una aggressiva eppure salvifica emotività.

Un monologo di un uomo, scritto da una donna e interpretato da una Laura Nardi, arrabbiata e vitale, con una sensibilità e una passione che sconvolge lo spettatore. La giovane romana si immerge totalmente nell’atmosfera del ricordo, frammentandolo con tale convinzione che sembra trasformarsi sotto gli occhi del pubblico in quel giovinetto che scopre la sessualità e poi ritorna adulto, amareggiato e insofferente nella periferia di un paese ormai dimenticato.

Le luci di Hossein Taheri e l’ottima regia di Luigi Saravo completano l’ambientazione desolante e piatta del ritorno.

Emoziona – e non poco – questa “celebrazione della giovinezza – così la definisce Letizia Russo – un omaggio al cuore libero dell’uomo, una pietra lanciata contro qualsiasi ghettizzazione dei sentimenti”, ma è proprio l’intensa e viscerale prova attoriale della Nardi a completare questa “lirica per voce”, capace di alimentare un fluxus joyciano – romanesco che ricorda un po’ il primo teatro di Eleonora Danco, altra grande interprete della drammaturgia contemporanea romana.

Una meticolosa recitazione, vissuta come “in trance” capace di imbruttirla e toglierle qualsiasi sprazzo di femminilità.

Da Laura Landolfi sul Manifesto del 14 Aprile 2009

“…la particolarità della messa in scena risiede nel fatto che l’autrice ha voluto prestare al protagonista maschile la sensibilità di un interprete femminile (laura Nardi) che potesse illuminare il testo attraverso una nuova prospettiva. Così pur essendo ancora dichiaratamente un uomo, questo personaggio si anima di peculiarità proprie di una donna. Insomma quasi un’educazione sentimentale al contrario, innanzitutto una storia d’amore per un’altra e poi verso le proprie origini siano esse emotive o geografiche. Un viaggio che apre il varco ad un riaffiorare doloroso della memoria”

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